Le Origini del Mais Spinato

Gli Olmechi erano un’antica civiltà precolombiana che viveva nell’area tropicale dell’odierno Messico centro-meridionale, approssimativamente negli stati messicani di Veracruz e Tabasco sull’Istmo di Tehuantepec. La civiltà olmeca fi orì durante il periodo formativo (pre-classico) mesoamericano, estendentesi circa dal 1400 a.C. al 400 a.C. Gli Olmechi costituirono la prima civiltà mesoamericana e stabilirono le fondamenta delle culture successive, la cui ascesa fu probabilmente favorita dalle pianure alluvionali dell’area che favorirono un’elevata produzione di mais. L’Impero Inca è stato il più vasto impero precolombiano del continente americano. La sua esistenza va dal XIII secolo fi no al XVI secolo e la sua capitale fu Cuzco, nell’attuale Perù. L’impero incaico comprendeva, al momento della massima espansione (verso il 1532), una parte significativa degli attuali stati sudamericani di Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina. Cochabamba, in Bolivia, era il “granaio degli Incas” per l’abbondante produzione di mais.

 

Gandino
Il primo luogo in Lombardia a coltivare il Mais.

Ne è testimone la storia: Gandino è stato il primo paese in Lombardia a coltivare il mais. In un suo memoriale del 1881 - “Due autografi contemporanei alla peste del MDCXXX ed alla prima coltivazione del mais in Lombardia” - Filippo Lussana, importante fi siologo, letterato, pittore e poeta di origini bergamasche, narra che la prima coltivazione del mais in territorio lombardo, fu fatta a Gandino nel 1632. Nello scritto si legge che a portare sin qui questo prezioso cereale, dovesse esser stato un foresto, il bellunese Benedetto Miari, nobile che sulle proprie terre venete aveva già aveva sperimentato con successo, dal 1617, la coltivazione del mais. Seguendo in uno dei loro viaggi nella terra natia, Gandino, l’allora Patriarca di Venezia, il barone Federico Maria Giovannelli e i baroni Benedetto e Andrea Giovanelli, Procuratori della Repubblica veneta, Miari portò con sé il prezioso seme, seminandolo nel campo di Clusvene, podere di proprietà proprio dei Giovannelli.

 

Il Progetto

Profuma di cultura, storia, tradizione. Nasce dalla passione e dalla volontà di un territorio di riscoprire i suoi antichi sapori, le sue unicità all’insegna di un approccio sostenibile. È il Mais Spinato di Gandino, prodotto d’eccellenza che Gandino, località parte del distretto turistico de Le Cinque Terre della Val Gandino e sita a pochi chilometri da Bergamo, ha voluto salvaguardare e valorizzare, riscoprendone tutte le sue qualità.

Innovazione e Tradizione

Nato nel 2008, il progetto per la “salvaguardia, caratterizzazione e valorizzazione della varietà locale di mais denominata Spinato di Gandino” muove sia da un fattore storico, sia dalla forte volontà di riscoprire quel mondo agricolo parte integrante del nostro territorio.

Sviluppo Sostenibile

È la sostenibilità il motore di questo progetto che tocca a 360 gradi cultura, coltura, economia e turismo, coinvolgendo mediante un approccio sistemico tutti gli attori parte di una filiera integrata. Da chi opera nel settore agricolo ai commercianti, sino alle scuole, alle istituzioni e ai cittadini.

Sinergia

Il Comune di Gandino, la Commissione De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine), la PRO LOCO, la Comunità del Mais Spinato di Gandino ed il partner scientifico Unità di ricerca per la Maiscultura CRA-MAC di Bergamo hanno saputo fare squadra, determinando la riuscita del progetto.

Nuova Vita

La ricerca dello storico mais ha portato nel 2008 al ritrovamento di due pannocchie e di alcuni semi custoditi in località Ca’ Parecia, antica cascina gandinese. Dopo 5 anni di attenta selezione genetica si è riusciti a riportare questi semi alla loro purezza originaria. È così che un prodotto antichissimo è tornato a vivere.

Salvaguardia

ll seme del Mais Spinato di Gandino è conservato oltre che presso il CRA di Bergamo, anche nella Banca del Germoplasma di Pavia e nel Svalbard Global Seed Vault, famoso deposito sotterraneo per la conservazione mondiale delle sementi sito in Norvegia, a 1200 km dal Polo Nord. Lo Spinato di Gandino è stato inoltre annoverato tra i mais storici bergamaschi.

Simbologia

Le sculture precolombiane stanno a simboleggiare un ritorno alle origini e al tempo stesso un’apertura al mondo.
Un mondo senza confini.

 

Il Mis Spinato

Cereale originario dell’America centro-meridionale, con profonde radici storiche di coltivazione e uso tra le antiche civiltà del mais quali gli Olmechi, i Maya, gli Inca e gli Aztechi, fu importato in Europa dopo la scoperta dell’America di Cristoforo Colombo nel 1492. È conosciuto con il nome botanico Zea Mays L. e nei nomi comuni è affermato come mais, granoturco, biàa, cinquantI, formentù, masèngh, melgòt, melgù, ostanèl, quarantì, meliga.

Il nome granoturco ha diverse derivazioni e interpretazioni, tra le quali una spiegazione accreditata fa derivare il nome granoturco dalla consuetudine del XVI secolo di indicare genericamente “turchi” tutti i prodotti forestieri che provenivano dalle colonie d’oltremare, dalle Indie Occidentali oppure dalle Indie Orientali. La coltivazione del mais in Italia viene documentata nella Serenissima Repubblica di Venezia a partire dal 1554 nel Polesine di Rovigo e a Villa d’Adige nel basso Veronese, come descritto nel primo volume “Delle navigazioni et viaggi” del 1563 di Giambattista Ramusio, con lenta diffusione della coltivazione a Napoli e Benevento (1563-1582), nel Trevigiano (1592-1599), a Belluno (1617) e successivamente nelle altre regioni italiane.

Il granoturco andò presto a sostituire la farina di grano tenero per il pane, come farina per la preparazione della polenta, e tra i più poveri divenne il cibo fondamentale per la propria sopravvivenza, talvolta accompagnata semplicemente da erbe selvatiche e da formaggi, ma più spesso consumato come il solo e unico alimento. La varietà tradizionale di mais “Spinato di Gandino” ha tra le sue diverse e peculiari caratteristiche quella della forma della granella con la punta a ‘spino’, ‘rostro’ oppure ‘rampino’. Questo originale carattere morfologico del seme pare derivi dagli antichi mais sud americani, come descritto dal famoso botanico direttore dell’Orto agrario di Torino Matteo Bonafous nella sua “Storia naturale, agricola e economica del formentone” del 1833 e in una successiva integrazione del 1842, le “Note sur le Mais a bec”. Ad illustrare tutti i tipi di mais allora esistenti in Italia, c’è anche il dettagliatissimo volume “Il mais e la vita rurale italiana” di Luigi Messedaglia, pubblicato nel 1924. Il granoturco tipo “Rostrato” è stato uno dei mais oggetto di studio e miglioramento fi n dalla fondazione della Stazione Sperimentale di Maiscoltura di Bergamo nel 1920, a cura del suo primo direttore Tito Vezio Zapparoli.

Il granoturco è una pianta erbacea a semina primaverile dal fusto o stocco - in bergamasco mèlgass e in gandinese “melgàš” [solo quando è secco, la š si pronuncia come il gruppo sc di scelta] - con numero variabile di foglie contrapposte. Sulla cima della pianta spunta il pennacchio con varie ramifi cazioni che portano numerosi fi ori maschili formati da glume, antere e polline. I fi ori femminili, chiamati spighe o pannocchie - in bergamasco canù de mèlga ed in gandinese “canù d’ la mèlga” [perché richiamano i pezzi di tubo in laterizio con cui si realizzavano un tempo le condutture di acqua potabile. Erano rastremati in modo da potersi incastrare gli uni negli altri] - si formano a partire dagli internodi della parte centrale dello stocco e crescono fuoriuscendo dalla guaina fogliare protetti dalle brattee - in bergamasco scartòss ed in gandinese “scarfòi [spesso utilizzati per riempire i sacconi che fungevano da materassi detti “paiù”].

Ogni pianta genera diverse spighe ma generalmente solo la spiga principale, quella nella posizione più alta, viene fecondata, cresce e porta a maturazione i molti semi con la granella di diverse forme, colori e tipologie. La classifi cazione delle sottospecie di Zea mays è fatta secondo la tipologia e composizione della cariosside: mais dentato (Zea mays L. ssp. Indentata), mais vitreo o plata (Zea mays L ssp. Indurata), mais da scoppio o pop corn (Zea mays L ssp. Everta), mais zuccherino (Zea mays L, ssp, saccharata), mais cereo (Zea mays L. ssp, ceratina), mais amilosico (Zea mays L. spp. Amylacea) e mais vestito (Zea mays L. ssp. Tunicata).

Il granoturco è un vero e proprio laboratorio vegetale. Può essere impiegato oltre che nei tradizionali settori zootecnici come trinciato, granella, pannelli, semolati e sfarinati, anche per la produzione di: olio, farina per polenta, pane, pasta e pasticceria, corn fl akes, whisky, birra, destrine, maltosio, glucosio, composti antibiotici, vaccini e prodotti dietetici. Tra gli usi industriali possiamo trovare: carte, colle, vernici, materiali plastici biodegradabili, biocarburanti, biopolimeri per fi bre tessili ed enzimi industriali.

il mais spinato di gandino
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